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Strada del vino San Colombano e dei Sapori Lodigiani

La "Strada del Vino San Colombano e dei Sapori Lodigiani" è un percorso di circa 60 km, lungo il quale al "turista del gusto" si apre e viene offerto, a poca distanza da Milano, un territorio ricco di splendidi borghi, ville e luoghi a volte inaspettati dove cultura, arte e storia si accompagnano a una notevole qualità dei vìni e dei prodotti tipici.

Il terriorio lungo il quale si snoda parte da Milano e si sviluppa tra le campagne lodigiane, toccando le colline di San Colombano al Lambro per poi giungere fino a Lodi città; l’offerta turistica ed enogastronomica è valida e ricca e si compone di strutture ricettive, agriturismi, ristoranti tipici, enoteche, aziende produttrici di vino con le loro caratteristiche cantine nonché di aziende agricole produttrici di prodotti tipici locali quali i formaggi, gli insaccati e gli ottimi dolci.

Anche l’artigianato occupa un ruolo dominante sul territorio: i "figulini" di Lodi, gli antichi vasai della cittadina lombarda, conobbero il periodo di maggior fioritura della loro attività all’inizio del Settecento, periodo in cui le ceramiche locali erano famose e richiestissime dalle corti di tutta Europa ma ancora oggi Lodi vanta l’unico laboratorio DOC di ceramica della Lombardia.

Graffignana è invece centro della produzione artigianale orafa e si fregia della produzione di ben conosciuti e preziosi manufatti.

Tutto ciò, supportato dalla bellezza e dalla quiete dei luoghi ma anche dalla buona predisposizione della popolazione residente, pronta ad accogliere cordialmente i turisti anche con un folto programma di appuntamenti e manifestazioni legate alla cultura del territorio.

Il territorio Lodigiano
Nella pianura Padana, il Lodigiano occupa una stretta fascia di territorio per lo più pianeggiante delimitato non solo dalle vicine provincie ma anche da confini liquidi: il Po e Piacenza a sud, l’Addetta e l’hinteriand milanese a nord, il Lambro e Pavia a ovest, l’Adda e Cremona a est.

La presenza di acque fin dai tempi più antichi ha favorito l’agricoltura e tutto ciò che da essa ne deriva. Tra le principali attività del territorio, la coltivazione dei campi e l’allevamento del bestiame con le sue carni ed i tipici salumi nonché i suoi "fiumi di latte", che quotidianamente vengono trasformati in formaggi unici sia morbidi che stagionati tra i quali il pannerone, il mascarpone, il grana lodigiano, il tipico lodigiano e la raspadura.

Numerose sono quindi le cascine, elemento caratterizzante del territorio le cui origini si fanno risalire probabilmente al XII secolo, periodo in cui gli ordini monastici iniziarono le opere di bonifica del terreno, allora in buona parte paludoso.

Anche la cucina semplice e genuina trae le sue origini dalla tradizione contadina e le ricette, per lo più tramandate oralmente, sono legate alla terra e ai suoi prodotti.

Il Lodigiano è detto anche la "terra dei mille campanili" per la profonda religiosità che caratterizza questi luoghi, come testimoniano le numerose chiese ed abbazie che si innalzano ovunque.
Manifestazioni, sagre e tradizioni popolari le cui origini risalgono alla cultura contadina si ripetono ogni anno ricreando atmosfere e suggestioni mantenute intatte nel corso del tempo. Una fra tutte, la festa di San Bassiano, patrono della città di Lodi, che si festeggia il 19 gennaio; per l’occasione Piazza della Vittoria si anima di bancarelle con dolci, giochi e prodotti dell’artigianato locale, vengono distribuiti i "filson", collane di castagne secche, mentre i lodigiani rendono omaggio alle spoglie del santo custodite nella cripta della Cattedrale.

In un territorio in cui l’agricoltura assume un’importanza primaria, molte sono le fiere che celebrano la campagna ed i suoi prodotti, come la Fiera del Bestiame, che dal 1791 si ripete a Codogno ogni anno.
Lodi è il capoluogo di provincia di questo territorio. Nella piazza e nelle vie del centro si coglie il segreto di una vera ed autentica città di provincia che sa rinnovarsi pur rimanendo se stessa, con la misura e il gusto di vivere.

Quasi al confine con il Pavese, il territorio muta la sua piatta fisionomia e dolci colline rendono più articolato e suggestivo il paesaggio del "Borgo Insigne" di San Colombano al Lambro, territorialmente appartenente al Lodigiano pur appartenendo amministrativamente alla provincia di Milano.

Il capoluogo, Lodi.
La città è è capoluogo di provincia dal 1993. Fondata il 3 agosto 1158 sul colle Eghezzone da Federico I dopo che i milanesi distrussero la romana Laus Pompeia, l’attuale Lodi Vecchia.

La nuova città fu voluta invece dal Barbarossa, che le impose il nome di Laus Nova.

Dal 1251 si susseguirono le Signorie Vistarmi, Ternani, Visconti, Fissiraga e Vignati finché – nel XV secolo – Lodi venne assorbita dal Ducato di Milano; da questo momento il destino della città si legò indissolubilmente a quello del capoluogo lombardo.

In età rinascimentale, vi si svolsero avvenimenti storici importanti: nel 1413 l’antipapa Giovanni e l’imperatore Sigismondo convocarono il Concilio di Costanza che risolse lo Scisma occidentale; il 9 aprile 1454 presso il Castello di Porta Regale, sede locale della corte di Francesco Sforza, gli Stati regionali italiani firmarono la "Pace di Lodi", che garanti ben quarant’anni di stabilità politica.

Nelle età successive, la città subì il dominio spagnolo, austriaco e francese. Proprio nella celebre battaglia del "Ponte di Lodi" avvenuta il 10 maggio 1796, Napoleone sconfìsse il maresciallo austriaco Bealieu, aprendosi là strada per la conquista di Milano.

Il cuore della città è tuttora Piazza della Vittoria, esempio arioso ed elegante di platea rnajor alto medievale, rimasta intatta nel tempo. Nella piazza e nelle strade del centro si coglie il segreto di una vera, autentica città di provincia.

I vini di San Colombano
Dei vitigni coltivati fino al secolo scorso (dopo il flagello della fillossera e la successiva ricostruzione) e menzionati in citazioni storiche, sono rimasti la Croatina, la Barbera, l’Uva rara, la Malvasia e la Verdea. La coltivazione delle uve bianche si è estesa ai Riesling Italico e Riesling Renano e da qualche decennio al Pinot Bianco e Nero, allo Chardonnay, vitigni migliorativi e nobili che, vinificati in purezza, stanno producendo ottimi risultati, segno della vocazione del territorio e della professionalità dei produttori.

San Colombano DOC
Può essere prodotto nelle tipologie Rosso Vivace, Fermo e Riserva e Bianco.

San Colombano DOC Vivace o Frizzante
Si tratta di un vino rosso leggermente morbido, brioso e di notevole armonia, ottenuto dalle uve Croatina (30-45%), Barbera (25-40%) e Uva Rara (5-15%). Può essere conservato per qualche anno, ma anche giovane appare già maturo e pronto per il consumo. Il colore è rosso rubino, molto limpido con spuma di colore intenso. Il suo profumo è ben pronunciato, vinoso e distinto, con soavi sentori di piccoli frutti e marasca. Questo tipo di vino si abbina ad antipasti di salumi, frittate varie, verdure fritte, risotti, anguille in umido, carpe, casoela, busecca e grana lodigiano.

San Colombano DOC Fermo
Il San Colombano DOC viene prodotto con uve Croatina (30-45%), Barbera (25-40%) e Uva Rara (5-15%).
Si tratta di un vino di straordinario vigore, molto gradevole nella struttura e pienezza. Può conservarsi senza problemi grazie all’ottimo equilibrio della sua struttura.
Vanta una buona struttura e la sensazione finale permane a lungo in bocca. Per disciplinare può essere messo in commercio dopo un anno dalla vendemmia.

San Colombano DOC Rosso Riserva
Il San Colombano DOC Rosso Riserva viene prodotto con uve Croatina (30-50%), Barbera 25-50%), Uva Rara (5-15%) e altre uve fino al 15%. Proprio le caratteristiche di eleganza e corposità hanno fatto guadagnare a questo vino la possibiUtà di essere prodotto nella tipologia Riserva, per la quale si prevede un invecchiamento minimo di 24 mesi, di cui almeno 12 in recipienti di legno.

Le migliori partite sono destinate, dalla vendemmia 2003, a produrre tale tipologia e, se provenienti da un unico vigneto, si fregiano della menzione Vigna.

Si serve in bicchiere a calice a 17-20° C. Questo vino si abbina con primi piatti con sughi di carne e con cacciagione, carni aromatizzate, brasati, arrosti di carni bianche e rosse, piatti molto strutturati, gorgonzola.

San Colombano Bianco
Questo vino è ottenuto da uve Chardonnay e/o Pinot Bianco e/o Pinot Nero. Il colore è giallo paglierino leggermente scarico, con riflessi verdognoli, brillante e tendente al cristallino.
Il profumo è abbastanza intenso e persistente, floreale su fondo fragrante. Il sapore è piacevolmente secco, di fresca acidità non troppo morbido ma nell’insieme di corpo equilibrato.

Si serve in bicchiere a calice a 8-10° C.
Da consumarsi generalmente giovane e fresco, accompagna bene antipasti, pesce di acqua dolce e piatti di carne bianca.

Verdea IGT Collina del Milanese
Dall’omonima varietà autoctona locale, questa uva possiede una duplice attitudine; un tempo, conservata durante i mesi invernali per il consumo fresco o per farne una passa, oggi dona un vino dal colore paglierino o paglierino scarico con tenui riflessi verdognoli, odore delicato, vegetale e floreale di fiori bianchi, sapore secco, fresco, delicato, tranquillo o vivace; adatto al consumo giovane, è perfetto come aperitivo durante i mesi estivi o abbinato a salumi dolci, antipasti leggeri, primi piatti delicati.

Sulla Collina Banina si possono produrre anche alcune tipologie IGT: Collina del Milanese Bianco, Rosato o Rosso, ottenuti dalle uve autorizzate in zona. Se ottenuti da monovitigno (cioè per almeno l’85% da una sola varietà), gli IGT possono recare il nome del vitigno di origine. Le più diffuse tipologie sono Collina del Milanese Chardonnay, Riesling Renano, Verdea.

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