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Inverno al sole dei Caraibi

Foreste vergini, fiumi e cascate. Spiagge candide, mare cristallino e piantagioni: un terzo della noce moscata di tutto il mondo è prodotto a Grenada, l’isola caraibica delle spezie per eccellenza. Da scoprire subito, prima che diventi la nuova St.Barth: nel suo futuro ci sono marina e hotel di lusso, e vip annoiati dalle feste di Mustique (unica isola mondana delle vicine Grenadines), in cerca di nuovi paradisi.

Dopo l’uragano del 2004, che ha distrutto il 90 per cento degli edifici, il governo di Grenada ha deciso di puntare sul turismo di qualità come motore dell’economia locale. E gli abitanti, rimboccate le maniche, hanno ricostruito tutto, calamitando l’attenzione di investitori internazionali. Tra i progetti in fase di realizzazione, uno è firmato dal milionario inglese Peter de Savary, già proprietario degli esclusivi St. James’s Club a Londra, New York e Antigua e dell’Abaco Club alle Bahamas, gestito dalla catena Ritz-Carlton. E ruoterà intorno a Port Louis, marina di lusso nel porto della capitale St. George’s.

La costa sudoccidentale, tra l’aeroporto di Point Salines e la vivace capitale è la più turistica. Qui si allungano spiagge scenografiche come la mezzaluna di Grande Anse, 3 chilometri di sabbia candida e mare cristallino. Magazine Beach e la defilata baia di Morne Rouge, occupata dal boutique hotel Laluna, 16 eleganti cottage sulla collina, all’insegna del barefoot luxury (il lusso a piedi nudi). Tra gli habitué, Jerry Hall, ex moglie di Mick Jagger, Morgan Freeman, Anna Wintour, potente direttrice di Vogue Usa, Kate Moss e Kate Capshaw, moglie del regista Steven Spielberg. Inconfondibile lo stile italiano del resort, progettato dall’architetto Gabriella Giuntoli. Il ristorante, affidato al cuoco palermitano Benedetto La Fiura, è tra le cento migliori tavole del mondo per Condé Nast Traveller. Ma sulla spiaggia del Laluna, all’estremità opposta della baia, c’è anche il The Beach House, per romantiche cene a pochi metri dal mare (tel. 001.473.44.44. 455). Altro hotel esclusivo, all’insegna del lusso formale tipicamente anglosassone, lo Spice Island Beach Resort, nella zona più appartata della spiaggia di Grande Anse. Suite in stile coloniale, parco, piscina, ristorante elegante e la Janissa’s Spa, con trattamenti a base di spezie ed erbe locali. Per i più piccoli (dai 2 anni) c’è un miniclub. Sempre sulla spiaggia di Grande Anse, si cena a lume di candela, con i piedi nella sabbia al Coconut Beach (tel. 001.473.44.44.644). La specialità è il conch, chiamato anche lambie, grande mollusco cucinato in umido con curry e spezie. Per pranzi veloci, nel complesso commerciale alle spalle di Grande Anse, due ristorantini che organizzano anche takeaway: Carib Sushi (tel. 001.473.43.95.640) e La Boulangerie (tel. 001.473.44.41.131), con pizze, piatti di pasta e ottimi croissant alla cannella. Un altro ristorante italiano è il Mona Lisa (tel. 001.473.43.96.555/40.55.676), tra Grande Anse e St. George’s. Perfetto per un aperitivo al tramonto, ha pochi tavoli in terrazza e la prenotazione è d’obbligo.
Vicino alla candida Magazine Beach, si dorme in villa in collina al
Maca Bana Villas. E si cena con specialità caraibiche da Aquarium (tel. 001.473.44.41. 410), sulla spiaggia ai piedi della collina. Da provare, la zuppa di calalloo, gustosi spinaci selvatici che abbondano sull’isola. E ogni domenica c’è il barbecue di aragoste, con musica reggae dal vivo.

A St. George’s, da non mancare un giro al colaritissimo mercato (tutti i sabati dalle 5 alle 17), con frutta, verdura, spezie di ogni tipo. Prima dell’uragano, il cuore della capitale era il Carenage, lungomare dove ormeggiavano le navi da crociera. Trasferito lo scalo dall’altra parte della baia, anche l’attività economica si è spostata, lasciando il Carenage praticamente deserto. Quasi tutti i negozi sono nell’Esplanade Mall, un centro commerciale privo di fascino. Unica bottega degna di nota, Fig Leaf, saponi alla vaniglia e alla cannella, marmellate alla noce moscata, cioccolato artigianale (tel. 001.473.44.09.771). Alcuni negozi storici sopravvivono lungo Young Street, che collega il Carenage alla piazza del mercato: Tikal , specializzato in artigianato caraibico (tel. 001.473.44.02.310); la Yellow Poui Art Gallery, con opere di artisti locali, stampe, foto e mappe antiche (tel. 001.473.44.03.001); Art Fabrik, con batik, abiti di cotone dipinti a mano, gioielli etnici (tel. 001.473.44.00.568). Unica la vista sui tetti di tegole rosse da Fort George, l’antico forte sul promontorio che protegge il porto costruito dai francesi nel 1660, ribattezzato dagli inglesi nel 1763 in onore di re Giorgio III. È la sede del comando di polizia, ma si può visitare.

Vicino alla capitale un’altra bella spiaggia è Prickly Bay, ma per scoprire la vera identità di quest’isola vulcanica, verdissima e montuosa, bisogna avventurarsi a nord, dove nelle giornate limpide si scorgono le Grenadines. O nei lussureggianti parchi naturali dell’interno, con la foresta pluviale ricca di cascate, laghetti e sorgenti sulfuree. Per il tour dell’isola conviene affittare una jeep (la guida è a sinistra e bisogna acquistare la patente locale, 12 dollari, circa 9 €), o rivolgersi a Henry’s Safari Tours Ltd (tel. 001.473.44.45.313) che organizza escursioni su misura. Una tappa d’obbligo è il lago Grand Etang, tra palme giganti, alberi di mogano e teak. E poi le cascate: Concord Falls, Seven Sisters Falls e Honeymoon Falls sono le più spettacolari. Richiedono trekking e arrampicate abbastanza impegnativi nella foresta, ma ne vale davvero la pena. Lungo il percorso si possono visitare anche piantagioni, come la secentesca Belmont Estate , 400 ettari coltivati a cacao, canna da zucchero e noce moscata. Infine, distillerie di rum aperte al pubblico: tra le più antiche, Westerhall Estate (tel. 001.473.44.35.477).

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