Turismo per Caso – Guide Viaggi e Offerte Vacanze

Turismo per Caso - il Blog

Un viaggio di lavoro che diventa Vacanza...
Un Campo Studio che si trasforma in Viaggio...
Una semplice Gita ma con gli occhi del Turista...
Viaggio, Week-End, Agriturismo, Sagra... e Tu?

Cerca Voli LowCost

Iscriviti alla Newsletter

Inserisci il tuo indirizzo email:

I ritratti «dal volto umano» di Richard Avedon

Le immagini di Richard Avedon arrivano a Milano cinque giorni prima dell’inizio delle sfilate di moda, un mondo al quale il nome del fotografo è inevitabilmente legato. La nuova mostra dal titolo «Fotografie 1946-2004» è una raccolta di 250 immagini, esemplari unici offerti dalla Fondazione che porta il suo nome. Ma il fotografo americano, di origine ebreo-russa, nato a New York nel 1923, che negli anni ’50 e ’60 ha inventato un nuovo modo di fare fotografia di moda, non offre solo immagini spettacolari e teatrali come quella della modella Dovima con gli abiti Dior in mezzo agli elefanti del circo. Non è solo il fotografo dallo scatto geniale che coglie Veruschka (che veste Kimberly) in movimento mentre sembra faccia una danza. In questa mostra Avedon svela il suo volto più semplice, quello più umano. Anche se è stato il memorabile fotografo di moda della Parigi negli anni ’50 e il personaggio che ebbe un sodalizio professionale indimenticabile con Gianni Versace per quasi vent’anni.

Gli scatti in mostra, realizzati durante l’intero arco della sua carriera, sono tutti ritratti: persone comuni o famose che svelano l’aspetto più nascosto della personalità. Marilyn Monroe colta di sorpresa in un atteggiamento triste e dimesso, o Charlie Chaplin che al momento dello scatto fa le corna del toro. Le foto degli anni ’60 e ’70 mostrano i volti dei cantanti rock: l’immagine di Janis Joplin è un’allegra e gioiosa cantante, Bob Dylan che cammina infreddolito sembra un giovane bohèmien, i quattro volti dei Beatles sono quelli di bravi ragazzi. A quei tempi il fotografo lavorava costantemente per riviste come Rolling Stone, Life, Vogue e Harper’s Bazaar. Le commissioni spaziavano su tutti i personaggi famosi, compresi i politici: Kissinger, Regan e Bush sono immortalati tra decine di foto di uomini e donne tra i più potenti d’America. Ma i volti più tormentati sono quelli di Jasper Johns, Francis Bacon e Samuel Beckett, il cui volto è segnato da rughe che sembrano profondi solchi del terreno.

Le immagini, tutte rigorosamente in bianco e nero, sempre su sfondo bianco o anche rarefatto e sfumato «non solo segnano il tempo, perché abbiamo fatto una ricostruzione cronologica dell’intera opera del fotografo, ma sono anche segnate dal tempo, perché mostrano il tempo che passa» spiega Alessandra Mauro, curatrice della mostra. In un angolo delle sale ci sono cinque immagini del volto di Jacob Israel Avedon: un’interpretazione personale del fotografo, del tempo trascorso tra l’inizio e la fine della malattia del padre, che lo ha portato alla morte. A partire dall’inizio della sua carriera, da quando nel ’48 il fotografo fece un reportage in Italia, tra Roma e la Sicilia, lo sguardo si posa sui volti più veri: i bambini di strada del dopoguerra italiano. Andando avanti negli anni, il fotografo coglie i volti dei minatori, degli assassini o dei lavoratori più diversi come la fisioterapista e l’apicultore. In tutti evidenzia una caratteristica, marca una personalità.

Come quando fotografa la baronessa e scrittrice Isak Dinesen nel 1958. Dai ricordi di Judith Thurman (scritti sul catalogo, edito da Contrasto e Versace): «La donna si era presentata con il suo solito trucco teatrale, il suo cappotto in pelle d’orso e indossando uno zucchetto sbarazzino: voleva fare una provocazione feroce e sciamanica, che contrastava con la figura femminile. Avedon fu spietato: lo stretto primo piano che realizzò, in cui è contenuto l’intero volto, coglieva il suo sguardo, facendo risvegliare in lei, anche se solo nell’attimo dello scatto, la gioia di essere vista. La baronessa non deponeva mai la sua maschera ironica. Avedon aveva svelato un segreto: evidenziare una donna profondamente vorace, affamata di intensità». Riuscire a ritrarre persone già molto abituate a mettersi in mostra rappresenta una grande sfida per Avedon e come non notarlo nel grande ritratto di gruppo posto al centro della grande sala della mostra?
 
L’immagine alta tre metri e larga quindici è posta su una intera parete al centro della sala. Più che spettacolare. Realizzata all’interno della Factory di Andy Warhol nel 1969, inquadra attori, registi e poeti che posano completamente nudi con estrema disinvoltura, mostrando nelle espressioni del viso una grande varietà di personalità e di umori: dalla tristezza, alla noia alla gioia. Il grande fotografo, figlio di un negoziante di abiti femminili della quinta strada di New York e per questo abituato fin da bambino alle vestizioni femminili, è morto nel 2004, mentre realizzava un servizio fotografico per il New Yorker. Era un perfezionista dello scatto e poteva buttare via interi rullini perché insoddisfatto del lavoro compiuto. Non poteva mancare in mostra un suo autoritratto: una testimonianza personale che segna come una firma un’intera esposizione di volti.

Richard Avedon. Fotografie 1946-2004
FORMA Centro Internazionale di Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro 1, Milano
Dal 14 febbraio all’8 giugno
Orari: da martedì a domenica 10-20; giovedì e venerdì fino alle 22
Biglietto 7,5 euro, ridotto 6, scuole 4
Info: tel. 02.58118067,
www.formafoto.it

Puoi seguirci tramite RSS Feed oppure Iscriverti alla Newsletter

Commenti

Lascia un Commento

Sei entrato per lasciare un commento.


© 2007 - 2016 Turismo per Caso - powered by La mia Ombra